Sugli Esiti del Sacro Modello ed i Super Polli.

Vi è stato detto che la modellizzazione nel “Caso 0” (che rappresenta le Emissioni autorizzate e rilievi da autocontrolli-inverno 2016/2017-ovvero semplificando durante la piena attività della ditta) “evidenzia un'emissione odorigena anche 46 volte superiore agli standard di Lombardia e Trentino” . In realtà a noi risulta un superamento inferiore a 3,5 volte, in quanto si deve confrontare  il valore massimo riscontrato ai recettori in termini di Livello 98 percentile peak to mean ovvero 6.9 OU /m3 al ricettore R1 con il limite  fissato dalle Linee Guida citate e non il livello massimo orario di 46.5 OU/m3 in R8, in quanto questo valore non è quello rispetto al quale confrontare con il criterio di accettabilità che poi in R1 non è di 1 OU/m3 ma di 2 OU/m3. Di seguito spieghiamo perché.

La ditta è considerata, come peraltro in tutta la procedura del conseguimento dell’AIA, in modo per noi discutibile, come attività esistente. In questo caso il fatto che sia considerata esistente non cambia i criteri di accettabilità relativamente agli odori ma solamente giustifica il ricorso alla modellizazione ad autorizzazione data (https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/content/download/38537/643565/file/Slides_lineeguida%20(1).pdf) e riassumento introduce le seguenti regole:


-In pratica se il valore di riferimento è superato ai ricettori non vi è alcun ricorso a Sanzioni Penali paventate o pavoneggiate ex art. 674 c.p. ma solamente una Fase 2 di approfondimento ed una successiva Fase 3 che potrebbe portare alla tanto desiderata modifica  dell’A.I.A. della Azienda, che a nostro parere è per lo più desiderabile dalla ditta stessa, che potrà così sistemare delle criticità che ormai in molti hanno ben capito esserci e che, secondo il nostro modesto parere, si ha paura possano essere utilizzate come cuneo per scardinare l’AIA stessa.  L’applicazione di una sanzione penale partendo da un dato di emissione in autocontrollo di una ditta e conseguente modellizzazione lascia poi un po’ il tempo che trova.

Potremo spiegare in successivi “puzzini” il perché abbiamo qualche dubbio sul fatto che vada considerata una attività esistente, ma segnaliamo prima di tutto che la “attività esistente”  è stata pure autorizzate all’'attività di messa in riserva e recupero all'interno del ciclo produttivo di rifiuti speciali non pericolosi di origine ceramica prodotti da terzi con una potenzialità massima di recupero pari a 140 t/giorno. Questa attività, che potrebbe (poniamo la questione) configurarsi anch’essa come attività Insalubre di Classe I ai sensi dell’Allegato Parte I Lettera B)  Punto 100 “Rifiuti solidi e liquami - depositi ed impianti di depurazione, trattamento” del Decreto del Ministero della Sanità 5 settembre 1994, non era stata autorizzata all’attività esistente, né come Fincuoghi prima, né come Kale successivamente. Tale significativo quantitativo di 140 ton/die di rifiuti ceramici (fanghi CER 080202, mescole crude smaltate e non  CER 101201 e le sospensioni acquose da impianti depurazione dell’industria ceramica 080203), in quanto non pericolosi (per definizione), saranno sottoposti a una analisi “in sede di primo conferimento e successivamente ogni due anni, come previsto all’art. 8 c. 4 del DM 5/2/98” da ciascun fornitore e nulla più e anche quando saranno analizzati non verrà cercato quello che ormai può essere presente in tali rifiuti, in particolare nelle mescole crude smaltate CER 101201 che potrebbero anche contenere quantitativi vari dei vari additivi aggiunti agli smalti dei quali abbiamo parlato in http://www.valtaro.today/2017/06/sullodore-di-plastica-bruciata.html , ovvero glicoli, polimeri sintetici etc etc., ma probabilmente solo i tipici parametri che è consuetudine analizzare  per le produzioni di questa tipologia, ma individuate su misura di tecnologie ormai superate.

In ogni caso, ripetiamo, i limiti di accettabilità per esistente e nuova attività, per Le Linee Guida citate sono identici e sono i seguenti:
 Nello specifico per il primo ricettore / potenziale ricettore in area residenziale ovvero R1 di cui allo Studio di Modellizazione proposto, che ha una distanza dalla sorgente compresa fra i 200 e i 500 m (ovvero circa 320 metri in linea d’aria) il limite  è di 2 OU/m3 dove il parametro da valutare per la verifica della conformità è il Livello 98° percentile delle medie orarie su base annuale. Le Linee Guida della Lombardia e della Provincia di Trento prevedono che per la post-elaborazione delle concentrazioni medie orarie derivate dalla modellazione di dispersione si debba procedere come di seguito:
<<…. Omissis … Per calcolare le concentrazioni orarie di picco di odore (valutate sul breve periodo di 5 – 10
minuti) per ciascun punto della griglia contenuta nel dominio Spaziale di simulazione e per ciascuna delle ore
del dominio temporale di simulazione le concentrazioni medie orarie devono essere moltiplicate per un fattore
di conversione, unico ed uniforme, pari a 2,3 (peak-to-mean ratio). … Omissis … >>
Per quanto sopra, il valore L98 perc. peak-to-mean rappresenta un ulteriore coefficiente di sicurezza intrinseco nel modello. Tale valore,  misurato nel recettore R1,  è pari a 6.9 OU/m3. Da qui facendo il rapporto tra  6.9  e 2  si ricaviamo che il superamento è di circa 3.5 volte non 46. Questo è l’effettivo superamento dimostrato dalla modellizazione rispetto a Linee Guida tra l’altro non automaticamente applicabili al caso in esame, in particolare a posteriori. Ma diciamo che in Conferenza dei Servizi si saranno prese a riferimento. In ogni caso da 46 a 3.5 c’è una bella differenza.
Confidiamo che ci sarà ben altro da confutare nelle 50 pagine richiamate nello stesso post ma diciamo che siamo partiti maluccio e volevamo solo segnalare che alcuni link che fanno vedere la professionalità indiscussa di chi ha eseguito la modellizazione, sia del Professore che l’ha firmata, che del Consorzio Polo Tecnologico Magona, che è un Centro di Eccellenza tra i cui soci principali c’è l’Università di Pisa.
Nella pagina precedente abbiamo portato un estratto relativo alle UO/m3 del Modello di Diffusione in oggetto di discussione. Crediamo che il Super Polo di Magona ci ha fatto capire quanto siamo stati Super Polli noi a “lasciarci modellizzare” perché il vero risultato della modellizazione è bello scritto nelle sue conclusioni ovvero:
Lasciando addirittura spazio al triplo dell’emissione (ovvero la Fase 3 con il triplo della produzione), in quanto siamo sicuri la ditta poi  riuscirà a dimostrare di diminuire il 0.73 OU/m3 in modo tale che, triplicando le emissioni dei forni, possa rientrare nel fatidico 2 OU/m3 di accettabilità. In pratica si è permesso alla ditta di “tentare” di dimostrare che “non rechi nocumento alla popolazione” ai sensi art. 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie. Bel risultato davvero. Complimenti!
Ci si chiede semmai come mai l’ARPA nell’Allegato 1 all’AIA segnala che nella zona di interesse ”il vento proviene prevalentemente da Nord-Est o da Est-Nord-Est; Per circa ¼ dell’anno l’inversione termica è significativa”  mentre qui sembrano dominanti quelli da direzione opposta SSW , a noi pare esatta quest’ultima ma se non altro è curioso. Anche se semplice da verificare preferiamo evitare di fare cose inutili. Perché l’inutilità, e questo caso lo dimostra, spesso è dannosa. Un'altra cosa che chiediamo di verificare, relativamente al modello, è il perché dello sfasamento tra i livelli massimi orari ed i livelli 98 percentili peak to mean, i primi ad esempio più alti in R8. Ma lo chiediamo e basta, perché non siamo assolutamente in grado di valutarlo, ci sembra solo una cosa interessante da far notare alla gente più esperta, che però sembra perdersi nelle cose più semplici. In ogni caso non ci sembra possibile dalla credibilità dell’Ente che l’ha effettuata che vi possano essere errori di calcolo, certamente delle semplificazioni, tra l’altro dichiarate, ma che se a livello degli odori, potrebbero anche essere interessanti, a livello degli inquinanti il modello ci dice che respiravamo aria fresca.  Bel risultato Modellizzatori.
Se davvero non ve lo aspettavate vi consigliamo di concentrarvi sui principali dati di input, ovvero la Sorgente. Non la calcolatrice, il modello, ma i numeri inseriti per fare i conti, che non sono responsabilità del Consorzio Polo di Magona, ma della ditta che glieli ha forniti, nonché di chi deve controllare che la ditta li rispetti. Chiedete ad esempio ad Arpa i livelli dei SOV dei vari rapporti di prova, almeno di quelli presentati. Perché vengono indicati solo quelli riconosciuti quantitativamente. E gli altri?
In pratica nel report del 19 Maggio https://www.arpae.it/cms3/documenti/_cerca_doc/parma/Laminam_aggiornamento19_05_17.pdf sul web non sono mai espressi i SOV totali  che saranno o la somma dei quantificati più il totale dei non quantificabili ma semiquantificabili come n-esano, oppure la somma totale (ad esempio espressa come n-esano appunto) con un GC/FID (tipo  UNI EN 12619:2013).

Inoltre vorremmo sapere a che livelli erano i SOV e le aldeidi relativi alle analisi degli odori del case 0, perché si parla (vedasi estratto Tabella 9 dello Studio di Diffusione) di valori desunti da autocontrolli con Emissioni odorigene a livello di 20000 UO/Nm3, livelli circa 10 volte oltre i livelli dichiarati per altre ceramiche che avevano causato problemi analoghi di odori.
Facciamo l’esempio di Rubiera (https://www.arpae.it/cms3/documenti/reggioemilia/Slide_controlli_odori_a_Rubiera.pdf)  dove in conseguenza delle rimostranze della popolazione l’Arpa aveva misurato valori medi di Unità Odorigene medie ai Forni ceramici di 2761 UO/m3 con portate (al Forno E25) di 11400 Nm3/h e circa 11 mg/Nm3 di SOV + aldeidi.

 Nel Case 0 secondo quanto dichiarati nel modello, ci saremmo trovati con una Emissione E13 a 20000 UO/Nm3 con una portata di 228000 Nm3/h !!! OVVERO UNA EMISSIONE CIRCA 14 VOLTE SUPERIORE DI ODORE RISPETTO AD UN FORNO DELLA CERAMICA DI RUBIERA!!!!!!!!!! CON UN SOLO FORNO ACCESO!!!! NELLA FASE 1!!!! E’ TANTISSIMO!!!! MA QUANTI ERANO I SOV CORRISPONDENTI AI TRE CERTIFICATI RDP 3658_04-05-06 CITATI? GLI ODORI SONO PROPORZIONALI AI SOV/ALDEIDI ED ALTRE SOSTANZE ORGANICHE. DIVERSI STUDI MOSTRANO CHE VI E’ CORRELAZIONE LINEARE TRA ODORE E SOV+CARBONILICI, SE ESPRESSI IN SCALA LOGARITMICA. QUANTI ERANO TALI SOSTANZE QUANDO SI SONO MISURATI 20000 UO/Nm3 ???

Riportiamo l’esempio di uno studio, non specifico per ceramiche (https://www.alcoa.com/australia/en/pdf/WAG_AG_AA_Odour_VOC_relationship.pdf) rispetto al quale però vedremo che l’esempio dell’emissione odorigena di Rubiera rientra all’interno del 95% di confidenza per la equazione citata nello stesso documento. Inoltre siamo sicuri che ARPAE avrà la possibilità di mostrarci analoghe relazioni applicate nello specifico alle ceramiche, ad esempio derivanti dagli studi effettuati nel SAD ceramico di Modena e Reggio, ma non solo. Eccola riportata graficamente:
In pratica è facilmente calcolabile dal grafico in esame che per il caso di Rubiera sopra citato, che mostra un Livello di SOV + aldeidi di circa 11 mg/Nm3, che:
Ovvero che per il valore di SOV + aldeidi misurati nell’emissione dei forni della ceramica di Rubiera ci si poteva aspettare un valore di UO/Nm3 tra 368 e 9251 OU/Nm3 (con una media di circa 1850). Tant’è che la media misurata in tal caso nei forni, ovvero 2761 UO/Nm3, rientra perfettamente all’interno dell’intervallo. Quindi diciamo che la formula almeno in un caso, tra l’altro simile, risulta applicabile “a livello di stima” anche per le ceramiche.Ora proviamo a vedere la stessa formula applicata inversamente cosa ci da. Ovvero partendo dal Valore di 20000 UO/m3 dichiarato nel Case 0 vediamo quanti SOV + Aldeidi dovremo aspettarci. Ecco fatto:
Ci dovremmo quindi aspettare valori di VOCS + aldeidi attesi tra 31 mg/Nm3 e 2338 mg/Nm3, con un valore mediano di circa 269 mg/Nm3 ben oltre al limite normativo. In ogni caso anche il valore minimo sarebbe da confrontare con i valori misurati ad oggi dall’ARPAE, che limitatamente ai dati resi ufficiali mostrano meno di 3 mg/Nm3 come somma di SOV + aldeidi, almeno tra quelli quantificati e resi pubblici.
Utilizzando le stesse formule approssimate possiamo poi calcolare i VOCS etc. calcolati partendo dalle unità odorigene misurate o calcolate nelle posizioni più significative, ovvero Sorgente E13, Ricettore R1 con livello L98 perc. più elevato e Ricettore R8 con livello orario massimo calcolato. Tutto computato nel Case 0 come mostrato nella seguente tabella:
*<<…. Omissis … Per calcolare le concentrazioni orarie di picco di odore (valutate sul breve periodo di 5 – 10
minuti) per ciascun punto della griglia contenuta nel dominio Spaziale di simulazione e per ciascuna delle ore
del dominio temporale di simulazione le concentrazioni medie orarie devono essere moltiplicate per un fattore
di conversione, unico ed uniforme, pari a 2,3 (peak-to-mean ratio). … Omissis … >>
La tabella trasforma in VOCs etc stimate i valori di Unità odorigene più significative di cui abbiamo parlato precedentemente. Quello che appare strano, ma non siamo in questo caso in grado di valutare, è che mentre la diluizione in termini di unità odorigene trasformate in VOCs etc per il valore massimo in R8 è di circa 3400 volte e per il livello medio in R1 è di 135000 volte circa, se andiamo a controllare la stessa “diluizione per propagazione” relativamente alle singole sostanze considerate (nell’esempio benzene e formaldeide) per il CASE 1 (che è identico per i SOV al CASE 0 in quanto in ogni caso si considera il livello massimo autorizzato) otteniamo:
Ovvero una diluizione in R8 per il livello massimo orario analoga (circa 460) a quella corrispondente delle Unità odorigene (ma in teoria ciò sembra cozzare con l’andamento logaritimico della proporzione da UO e VOC), mentre per i livelli medi in R1 una diluizione comparabile  a quella dei VOCS stimati e circa 17 volte più alta di quella, secondo noi non confrontabile, delle UO/Nm3 sempre in termini di L98 perc. Appare quindi strano che sui livelli massimi orari la “diluizione per dispersione” delle UO/m3 sia analoga a quella dei singoli inquinanti  in termini di mg/Nm3 (singolare vista la proporzionalità logaritmica sopraccitata), mentre per i livelli medi le corrispondenti “diluizioni per dispersione”  sono confrontabili solo se le UO sono trasformate in mg/Nm3 di VOCs etc., secondo la formula approssimata  sopraccitata.            Non conosciamo il modello. Poniamo quindi solo la questione.
Inoltre siamo sicuri che è ipotizzabile una riduzione degli odori di oltre l’85% (calcolati in termini di flusso di odori al secondo) tra il Case 2 ed il Case 0 per l’inserimento dell’abbattimento a carboni attivi?  Le Linee Guida Ministeriali per il settore ceramico al punto G.2.1 Emissioni gassose citano “L'emissione di SOV dipende dalla natura e dalla quantità degli additivi organici utilizzati, e dalle condizioni operative del forno. Tali emissioni, che possono includere sostanze odorifere (…) (le SOV sono diluite in un'emissione di elevata intensità). In queste condizioni, i livelli tipici di efficienza di abbattimento dei post-combustori termici o catalitici, ed anche degli assorbitori a carboni attivi, sono tali da non prefigurare riduzioni significative in termini assoluti dell'emissione di SOV. In più, non è assicurato l'abbattimento delle sostanze odorifere fino a livelli inferiori rispetto alla soglia olfattiva, per cui il problema odori potrebbe continuare a persistere.
Alla faccia del non efficace. Qui si prefigura una riduzione dell’85%!!!
Esiste poi il problema che alcuni parametri emissivi sono stati considerati a livelli massimi autorizzabili, per altri invece si utilizzati valori limite cautelativi calcolato per arrotondamento in eccesso di dati storici (non si sa quali), perche il limite emettibile secondo la normativa vigente risulterebbe troppo alto rispetto agli stessi. Dato che si vuole verificare se l’Autorizzato è compatibile, non il previsto, i calcoli andrebbero secondo noi eseguiti sul livello massimo consentito. Se alla Ditta un certo livello gli risultava troppo alto, a nostro umile parere doveva chiederlo ridotto in autorizzazione. Inoltre per quanto riguarda gli SOx (per i quali vale tra l’altro quanto indicato precedentemente- ovvero considerarli a 30 mg/Nm3 anziché al limite di 500 mg/Nm3) non sono mostrati i risultati. Per quanto riguarda gli NOx, tra i parametri più importanti da considerare, neppure sono stati considerati nella tabella Tabella 10 scenari di simulazione per l’emissione E13 rispetto ai parametri GAS.
Un’ultima considerazione relativa ai dati di input sulle Sorgenti emissive: La Emissione E13 non è l’unica emissione potenzialmente odorigena della ditta. Esiste infatti l’altra Emissione sulla quale sono da monitorare i SOV (ovvero la Linea di Incollaggio) che  tra l’altro  proprio a Fiorano per Laminam, nello Studio Preliminare è indicata come la principale fonte di odori. Nel documento Installazione di una nuova linea produttiva (L4) ed aumento della capacità produttiva nell'esistente impianto ceramico di Via Ghiarola Nuova n.258, in Comune di Fiorano Modenese(MO) del Giugno 2015 
( http://www.provincia.modena.it/page.asp?IDCategoria=332&IDSezione=8317&id=124937) leggiamo infatti: Emissioni di odori - Le emissioni odorigene potenzialmente imputabili all’azienda ed all’incremento produttivo previsto, riguardano la possibile emissione di Sostanze Organiche Volatili durante le lavorazioni di incollaggio degli adesivi. (…) I composti organici aerodispersi sono aspirati da un sistema specificatamente realizzato per il confinamento delle sorgenti di inquinamento odorigeno.”
Inoltre che gli atomizzatori possono emettere solo vapor acqueo è tutto da dimostrare. Vanno considerati infatti, oltre il contenuto naturale di sostanze organiche nelle materie prime, sia gli additivi utilizzati nella produzione dell’atomizzato (tra i quali si potrebbe pure trovare del PAcrNa utilizzato nelle barbottine come disperdente) sia ciò che può derivare dall’utilizzo dei CER 101201, ovvero le mescole crude anche smaltate, nel processo di atomizzazione. L’atomizzatore riduce per messo di aria calda il contenuto di umidità della barbottina dal 35-40% a circa il 4% quasi istantaneamente di acqua istantaneamente quindi la temperatura effettiva all’impatto sarà piuttosto elevata (alcuni atomizzatori arrivano sino a 700°C). L’atomizzatore a che temperatura funziona? Noi non lo sappiamo perché non è dichiarato in nessuno dei documenti che ci è stato possibile visionare. Ma secondo voi se invece della barbottina nebulizzassimo del letame nell’atomizzatore, a parte l’emissione di vapor acqueo, secondo voi la puzza rimarrebbe nell’atomizzato o uscirebbe dall’atomizzatore? Il guano puzza da fresco o da secco?
Ma la cosa che taglia la testa al toro sulla modellizazione è che se avessimo fatto la stessa cosa per la Fincuochi, con i dati di emissione autorizzati per la stessa ed i livelli di portata dei forni vicini a quelli Laminam, sarebbe facile calcolare che, se in I fase per Laminam il risultato medio annuale massimo è di 0.005 mg/Nm3, lo stesso modello mostrerebbe che  Fincuoghi ha emesso valori inferiori a 0.02 mg/Nm3 di Pb come media annuale (con un limite di 0.5 mg/Nm3) e inferiori a quelli ipotizzabili per Laminam in terza fase (dato che è autorizzata a 270 Kg/anno di Pb contro i 150 kg/anno autorizzati è per Finuoghi) quando tutti ci hanno sempre raccontato (da verificare!) che il problema piombo emesso da Fincuoghi è stato invece significativo. 
Così sembra infatti abbia dichiarato informalmente in diverse occasioni personale Ausl. Queste dichiarazioni, tra l’altro a noi riportate, lasciano si il tempo che trovano ma sembra che siano disponibili, agli organi competenti, studi epidemiologici che lo confermano, che noi non siamo riuscite ad ottenere, ma che, se fosse vero, qualcuno che leggerà il presente testo, avrà certamente l’autorità di richiedere. In tal caso non sarebbe stato pertinente valutare l’effetto del bioaccumulo di piombo nel giudicare l’effetto del bioaccumulo di piombo nel giudicare “le condizioni ambientali locali”? In ogni caso per la modellizzazione anche il Pb di Fincuoghi sarebbe stato ben 25 volte al di sotto del limite accettabile come media annuale. Serve allora veramente la Modellizzazione a farci stare tranquilli ed a dimostrare che un impianto è compatibile con la valle?
Ci si chiede poi come sia possibile che gli stessi sostenitori della modellizzazione non si domandino se sia ragionevole, se i valori medi degli inquinanti nella modellizzazione  risultino diluiti di circa 100000 volte sui valori medi (vedi benzene,acetaldeide, acroleina) e di 500 sui valori massimi (vedi formaldeide) ai ricettori più esposti, che loro, che prendono per buono il rispetto dei limiti emissivi e dei controlli a camino effettuati, che sono per formaldeide rispettivamente 5 mg/Nm3 (valore dichiarato nel modello e compatibile con il limite di 20 mg/Nm3 per il totale delle aldeidi) e 0,6 mg/Nm3 (valore massimo pubblicato da ARPAE ad oggi), sono gli stessi che ”hanno fatto girare voci” (o almeno a noi così ci è stato riferito) che hanno segnalato valori medi  ai ricettori, da misure fatte in proprio con strumentazioni forse a carico del comitato,  sui 1.2 mg/Nm3 e 1.5 mg/Nm3 a Giugno, a produzione dimezzata e di gres porcellanato forse solo parzialmente decorato, in ogni caso in periodo di tranquillità relativa.
In pratica il loro Idolo, il Sacro Modello, ci dice che il valore medio di un inquinante è 100000 inferiore di quello che esce da camino, e qualcuno sembra aver rilevato valori alle centraline che triplicano l’emissione misurata da Arpa a camino l’8 Febbraio. Codesti vorrebbero fare le pulci all’Università di Pisa.
Prima di procedere ad attacchi inconsulti ricordiamo che potranno loro essere richieste le contro- controdeduzioni che arriveranno dal tavolo tecnico a risposta delle loro osservazioni.
Riportiamo ora due estratti di quanto già scritto nei precedenti due “puzzini”…eh si proprio per dirvi ve l’avevamo detto:

“Siamo le Madri dell’Intuizione.

La modellizzazione cosa buona e giusta, Loro Dovere e fonte di esibita saggezza non è altro che una descrizione, in termini matematici, quindi spesso mediante un’equazione o una funzione  matematica  di un fenomeno reale. Come tutte le funzioni matematiche per avere una validità necessita prima di tutto di essere una funzione corretta naturalmente, e li diciamo che si possono utilizzare modelli di validità riconosciuta, poi dati di input  per descrivere le condizioni al contorno ed anche qui diciamo che si potranno dati condivisi. (…) Il problema però sta nei dati di input fondamentali. Cioè ciò di cui vogliamo studiare il comportamento(…) vi diranno che per avere y=5 si poteva dare a x il limite tot1, oppure vi diranno che dato che la ditta preferisce avere come limite tot2, considerando anche le fasi successive, si impegna alzare di una certa quota le emissioni. Questo non può che essere il risultato. Poi alla fine vi dovete fidare del fatto che tot1 o tot2 saranno rispettati. Ricordatevi che mettendo un ago nel tubo di scappamento di una Volksvagen (tradotto = la macchina del popolo) le emissioni cambiavano, sembra  per un software della Bosch.

Ecco non facciamoci mettere anche noi popolo (volk) un ago nel …

E soprattutto non lasciatevi…modellizzare!!!

Oppure:
dato che il modello utilizzato sarà certamente solidissimo, siamo sicuri che saranno altrettanto inattaccabili i dati di input relativi al parametro principale di un qualsiasi modello di dispersione, ovvero il quantitativo (e la tipologia) di sostanze disperse in ambiente dalla sorgente stessa?
Facciamo solo un esempio sulla frequenza dei controlli previsti in AIA del 23/09/2107: (…) Sull’Emissione principale il camino del Forno di Cottura E13 In autocontrollo (laboratorio di fiducia della ditta).  le polveri ed il fluoro sono controllati trimestralmente. le emissioni di Pb e NOx sono controllate annualmente  le SOV e le Aldeidi sono controllate semestralmente.   I controlli di ARPAE * solo se necessario. I prelievi a camino per quanto ricavabile dai CRIAER non dovrebbero durare più di 60 min e pertanto i SOV e le Aldeidi dell’Emissione principale E13 saranno misurati in autocontrollo 2 ore/anno ovvero lo 0.025%del tempo sull’attività della ditta (24 h x 330 giorni)                                                                                                                                                                   Qualsiasi modello con tale dato si deve rapportare!” http://www.valtaro.today/2017/06/sullodore-di-plastica-bruciata.html



Così parlarono Le Madri dell'Intuzione                                          26 Giugno 2017 - San Vigilio nato in quel di Trento patria delle Linee Guida





Un pensiero danzante allo Spirito ritornato fiero del Popolo Valtarese



“Guardatele arrampicarsi, queste agili scimmie! S’arrampicano una
sull’altra e così una trascina l’altra nel fango e nell’abisso.
Vogliono arrivare tutte al trono: è la loro follia,-come se sul trono
fosse assisa la felicità!  Spesso sul trono è assiso il fango
– anzi, spesso anche il trono sta sul fango.

Folli sono tutti per me e scimmie che si arrampicano e maniaci.
Puzza per me è il loro idolo, la fredda bestia:
puzzano per me tutti quanti, questi adoratori di idoli.
Fratelli miei volete dunque soffocare nell’alito dei vostri musi e delle loro voglie?
Fareste meglio a infrangere le finestre e a balzare all’aperto.

Fuggite dal cattivo odore! Allontanatevi dall’idolatria dei superflui!

Fuggite dal cattivo odore!




Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra


Sulla Pigrizia. Tesi Marino for dummies.

Il problema è che sembra la popolazione non si voglia informare di quello che tutti gli addetti ai lavori sanno ovvero che (cfr. http://amsdottorato.unibo.it/89/1/Tesi_Marino.pdf):


“L’emissione di Sostanze Organiche Volatili (SOV) dai forni di cottura delle piastrelle di ceramica è sempre più spesso oggetto di attenzione. Associata all’uso di composti organici nella fase di smaltatura e decorazione (veicoli serigrafici, solventi, fissatori, fluidificanti, etc.) ed a caratteristiche e conduzione dei forni continui correntemente utilizzati, l’emissione di SOV provoca cattivi odori, e può contenere sostanze particolarmente tossiche. (…) In riassunto, gli utilizzi più consistenti di sostanze organiche nella fabbricazione di piastrelle ceramiche sono associati alle operazioni di smaltatura e decorazione, particolarmente collegati alla serigrafia, e consistono principalmente di glicoli o poliglicoli etilenici e propilenici, e di resine o polimeri sintetici usati come additivi chimici per smalti ed inchiostri, con varie funzioni. Concentrazioni apprezzabili di sostanze organiche sono rilevabili nelle emissioni dai forni di cottura di piastrelle ceramiche, ben come è relativamente ampia la gamma di tali sostanze (aldeidi, chetoni, esteri, alcoli, nitroderivati). (6) Alcune analisi (8,11) eseguite sulle emissioni da forni per cottura vetrato e monocottura hanno permesso di evidenziare la presenza di queste sostanze, come mostrato in Tab. 2.1.”
ovvero:

Eccovi solo alcuni esempi  di alcune sostanze utilizzate tra gli additivi serigrafici:
Nelle pagine successive sono riportate tabelle che mostrano quali sono le sostanze generate dai vari additivi serigrafici per trattamento termico (alcuni li potremo trovare tra quelli dichiarati nelle preparazioni come pericolosi, ma come abbiamo già visto alcuni possono essere omessi dalle MSDS perché a freddo non pericolosi non pericolosi). Inoltre viene stabilita, secondo la sopraccitata Tesi di Dottorato di Ingegneria dei Materiali dell’Anno Accademico 2005-2006 dell’Università di Bologna, una classificazione degli additivi secondo la cancerogenicità delle sostanze rilevate nelle emissioni, come avevamo già specificato parlando di glicoli e poliglicoli.

Quindi come si fa ad eludere dalla valutazione di impatto ambientale di una Industria Ceramica lo studio sulla tossicità o cancerogenicità di ciò che risulta dal trattamento termico, nonché dalla combinazione, dei vari additivi utilizzati, i cui componenti troviamo segnalati o meno nello Studio Preliminare del Giugno 2016 e dalle relative integrazioni/allegati (almeno tra quelli liberamente consultabili) a seconda della relativa pericolosità/non pericolosità? Facciamo notare che questo ha notevoli implicazioni anche nella Valutazione del rischio Chimico in Azienda, relativamente all’esposizione dei lavoratori non solo alle sostanze indicate nelle MSDS appunto, ma rispetto a quelle neppure nelle stesse nominate. Non escludiamo che per la sicurezza dei lavoratori ciò sia stato fatto, ma se è stato fatto, perché non se ne trova traccia relativamente alle procedure per ottenimento dell’A.I.A. Inoltre che senso ha parlare di BAT (best available techniques) o migliori tecniche disponibili (MTD) se non si tengono in considerazione studi come quello sopraccitato http://amsdottorato.unibo.it/89/1/Tesi_Marino.pdf) che è una ricerca (…) svolta nell’ambito del progetto “Controllo dell’emissione di sostanze organiche volatili (SOV) e di odori nel processo di cottura delle piastrelle di ceramica”, finanziato dal Ministero per le Attività Produttive nell’ambito del Fondo per l’Innovazione Tecnologica, e ha coinvolto le seguenti aziende: IPEG S.p.A., Hera S.p.A. e Smaltochimica S.r.l. Nello sviluppo del programma generale del progetto, come pure nella conduzione delle attività previste, le aziende si sono avvalse della collaborazione scientifica e tecnica delle seguenti strutture: • Centro Ceramico – Bologna: Centro di Ricerca e Sperimentazione per l'Industria Ceramica; • ARPA ER - Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia-Romagna - Sez. Provinciale di Modena; • ARS S.r.l. – Analytical Research Systems, azienda nata da competenze universitarie della Facoltà di Chimica di Bologna”?
Che tra l’altro sentenzia “Il controllo delle emissioni da forni ceramici prevede attualmente la verifica delle emissioni di SOV (espresse complessivamente come carbonio organico totale o come somma dei singoli composti organici emessi) e delle aldeidi (espresse come aldeidi totali) così come riportato nelle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate dall’ente preposto. I controlli eseguiti da ARPA ormai da diversi anni, ed i risultati conseguiti dalle attività di prelievo ed analisi delle emissioni da forni ceramici, permettono di evidenziare come il 20% circa delle emissioni controllate abbia concentrazioni di SOV superiori al 50% del valore limite previsto.(62) Confrontando i valori di legge (10) con quelli verificati in emissioni, non siamo in generale nelle condizioni di superamento dei limiti, ma in una situazioni che dal punto di vista igienico-sanitario creano comunque inconvenienti non trascurabili. Le sostanze sopra descritte hanno infatti una bassissima soglia olfattiva e provocano irritazioni alla cute, congiuntivite e mucose delle vie aeree.(11) Comunque, un fatto apparentemente inspiegabile, considerando che la cottura ceramica viene effettuata a temperature superiori a 1000°C, sarebbe la presenza di sostanze organiche volatili nelle emissioni gassose, però questo fatto è correlato con il funzionamento in controcorrente fra materiale in cottura e prodotti della combustione della generalità dei forni ceramici (….).Come conseguenza, le sostanze organiche che si decompongono ed evaporano in fase di preriscaldo, miscelandosi ai prodotti della combustione, vengono trascinate dal flusso gassoso verso il camino di emissione, e quindi verso zone più fredde. Queste pertanto, non raggiungono livelli termici necessari per la combustione completa, e sono quindi emesse come tali in atmosfera, determinando appunto il fenomeno della presenza di odori nell’area interessata alla ricaduta dei fumi stessi. Durante il trattamento termico all’interno del forno, le materie prime organiche sono soggette a reazioni che vanno dalla semplice evaporazione, alla dissociazione ossidativa, alla pirolisi, in funzione della complessità della catena costituente le molecole presenti. Il termine pirolisi indica la caratteristica di alcune sostanze di decomporsi a causa della temperatura e questi fenomeni possono essere associati alla combustione. Ad esempio i glicoli ed i poliglicoli iniziano tale decomposizione a temperature superiori ai 250°C. I prodotti gassosi della pirolisi (CO, CO2, H2O, aldeidi, etc.) possono facilmente fuoriuscire dallo strato di smalto ancora incoerente e quindi poroso. Il processo combustivo, a causa dei gradienti di riscaldamento estremamente veloci che si raggiungono nei forni ceramici, forma una serie di composti organici di diversa natura che, per la loro tossicità o per il fatto che hanno odori sgradevoli con soglie di rilevamento olfattivo piccolissime, debbono essere captati o eliminati. L'intensità dell'emissione di SOV dai forni di cottura delle piastrelle di ceramica  non è però tale da giustificare l'adozione di specifiche tecniche di riduzione a valle, come la post-combustione, utilizzate in altri tipi di emissione.(…) Pertanto, la riduzione degli inquinanti alla fonte - che comprende la riformulazione dei prodotti, la progettazione di nuovi processi, l’impiego di nuove materie prime - assume un ruolo ancora più importante, anche perché concilia il processo produttivo con la compatibilità ambientale, nonché con la tutela e salute delle persone e l’ecosistema di riferimento. Così, per rendere compatibile la lavorazione con l’ambiente, è necessario sostituire e/o ridurre l’uso massiccio di prodotti che causano gli inconvenienti con altre materie prime alternative, a basso impatto ambientale”.
Si conclude in pratica che per evitare di dover ricorrere a costosissime tecniche di abbattimento o riduzione “end of pipe” si deve agire sulla  riduzione degli inquinanti alla fonte ovvero sulla riformulazione dei preparati e/o una limitazione d’uso dei prodotti con maggiore impatto ambientale. 
Il problema è che end-of-pipe non era stato previsto nulla di specifico (ai sensi delle BAT di settore) all’abbattimento dei SOV nel Documento autorizzativo A.I.A. del 23/09/2016 e il fatto che, nella richiesta di modifica non sostanziale del 10 Aprile 2017 si configura la necessità di un sistema di abbattimento a carboni attivi per l’Emissione 13 (punto 4.3.4.5 delle BAT) idoneo per i SOV, dimostra che non si era neppure agito per “la riduzione degli inquinanti alla fonte”. E soprattutto ARPAE come poteva essere sicura della riduzione degli inquinanti alla fonte se a parte i glicoli, nulla è dichiarato relativamente alle altre sostanze utilizzate come additivi “impiegati come  granulatori o veicoli serigrafici il cui uso è ultimamente incrementato considerevolmente per effetto dell’aumento delle applicazioni serigrafiche in fase di smaltatura”,  in quanto per lo più non pericolosi - sottolineiamo non pericolosi a freddo, e quindi omesse dalle MSDS nonché dallo  Studio Preliminare del Giugno 2016 e relativo allegato 1 Punto 3 Consumi.
Ma le BAT o le MTD si devono riferire a ciò che effettivamente si può emettere, non sono linee guida di principio. Devono essere calate nella specificità. E questa specificità era nota a tutti, ed in particolare ad ARPAE ed al Centro di Ricerca e Sperimentazione per l'Industria Ceramica, da almeno 11-12 anni (ma come abbiamo già visto alcune specifiche pubblicazioni ne parlavano già quasi 25 anni fa, quando l’utilizzo di additivi  era tra l’altro molto meno spinto).

Facciamo notare inoltre che, sempre a detta del ricercatore, nella precedente tabella 6.71 “La colonna “ totale” riporta la somma delle posizioni in tutte le tre valutazioni e significa, in linee generali, il risultato complessivo dei rischi  associati per ogni additivo. Si possono verificare i migliori ed i peggiori risultati ancora nella Tab. 6.71, che riporta l’ esiti elencati in ordine  decrescente, dal meno al più pericoloso secondo le caratteristiche considerate.

Si può notare che la Acrilammide è l’ additivo che ha presentato il miglior risultato in generale, ed invece il Polivinil Acetato, l’Alcool Polivinilico ed il Dietilen Glicole sono gli additivi più tossici.
Più specificamente per quanto riguarda gli additivi del tipo Glicoli, si sottolinea la considerevole differenza osservata tra il MEG e il DEG del loro grado di pericolosità delle sov in emissione. Il primo, glicole monoetilenico, si riferisce assieme al DPG ai migliori risultati ottenuti tra i glicoli; invece il glicole dietilenico è assolutamente il glicole più pericoloso secondo le caratteristiche in analisi (cancerogenicità, frasi R e TLV). Questo fatto dimostra che la sostituzione del più tradizionale DEG per il MEG (vedi Capitolo 2 – Introduzione) nella composizione dei veicoli serigrafici per motivi tecnologici, seguendo la tendenza tecnologica e produttiva, anche si dimostra particolarmente opportuna d’ accordo con i rischi associati ad essi. D’ altra parte, per quanto riguarda le resine, sono stati ottenuti diametralmente opposti: l’ additivo che trattato termicamente origina l’ emissione relativamente meno pericolosa è l’ acrilammide, e diversamente il PVAc e PVA sono quelli che rappresentano il rischio maggiore. Questa graduatoria è utile per studiare le sostituzioni di additivi e nella progettazione di nuove formulazioni di veicoli serigrafici, sempre con l’ obiettivo di avere un risultato meno impattante e rischioso del prodotto finale. Si sottolinea che si devono considerare questi risultati anche per l’ inquinamento indoor causato per le sov, che potrebbe occorrere durante la fase di decorazione delle piastrelle nella linea di smaltatura e nello stoccaggio delle emulsioni per evaporazione, ed anche nelle fuoriuscite dal forno, per evaporazione e decomposizione degli composti organici in questione.”

Possiamo notare che il DEG che appare significativamente utilizzato nello stabilimento Laminam in oggetto in quanto esistono ben due prodotti:
con 198 ton/anno di consumo previsto in terza fase, che lo contengono in quantità probabilmente rilevanti pur che è noto da oltre 12 anni essere “assolutamente il glicole più pericoloso”. Inoltre non si sa nulla in AIA dei polimeri e delle resine utilizzate nel processo.








La Tesi di dottorato di ricerca conclude:

10. Dalla valutazione della tossicità delle SOV rilevate in emissione derivata dal trattamento termico degli additivi ad alta temperatura, in forno elettrico da laboratorio, si può evidenziare il quanto segue:
10.1. Gli additivi da cui ci sono rilevati i maggiori fattori di emissione di sostanze considerate di gravissima tossicità (cancerogene per l’uomo, cancerogene per l’animale, tossiche per lo sviluppo umano e con pericolo di morte per esposizione prolungata) sono PVA, DEG, PVAc e DES.
10.2. Gli additivi da cui ci sono rilevati i maggiori fattori di emissione di sostanze classificate da frasi di rischio (R) di particolare pericolosità all’uomo e all’ambiente (definite al § 6.3.10) sono il PVA e PVAc.
10.3. Gli additivi da cui ci sono rilevati i maggiori fattori di emissione di sostanze con bassi valori di TLV (< 2 ppm) sono PVAc, DES, DPM, DEG.
10.4. In generale gli additivi che in emissione hanno originato i maggiori fattori di emissione di queste 3 categorie di pericolosità considerate qui, sono PVAc, PVA e DEG. Le migliori performance
sono state rilevate invece per l’ACRM (in assoluto il minor fattori di emissione), DPG e MEG.
10.5. Si sottolinea la tossicità più elevata delle emissioni originate dalle resine e, considerando i glicoli, la considerevole differenza osservata tra MEG e DEG, essendo l’emissione del primo la meno pericolosa.
11. Quanto alla valutazione odorigena delle singole SOV riscontrate nelle emissioni si è notato il ruolo importante delle aldeidi (soglia olfattiva bassissima), e dal diossano/diossolano ed i suoi derivati (odore molto sgradevole). Gli additivi che in emissione ci sono rilevate i più alti fattori di emissione di queste sostanze sono:
11.1. Glicoli: MEG, DEG, PEG 400 e PEG 4000
11.2. Resine: PVA, PVAc e PACR-Na. “

Sugli odori.

Come peraltro già verificato da ARPAE nel caso di studio già citato relativo alla Ceramica  di Rubiera ( https://www.arpae.it/cms3/documenti/reggioemilia/Slide_controlli_odori_a_Rubiera.pdf ), “i derivati del 1.3-diossolano evidenti anche nel campione esterno che si caratterizzano per il loro cattivo odore a causa della combinazione del glicole etilenico, presente come veicolo serigrafico, con se stesso e con aldeidi provenienti dalla degradazione termica delle sostanze organiche costituenti per esempio gli inchiostri ”. Il problema è abbiamo potuto imparare che aldeidi si sviluppano anche dalla degradazione termica dei glicoli stessi, nonché da classi di sostanze organiche non del regno animale o vegetale, ma di origine sintetica, ovvero polimeri o resine sintetiche, in pratica per definizione stessa materie plastiche, presenti certamente ancora una volta nei veicoli serigrafici (non abbiamo potuto appurare se anche negli inchiostri). Se non è zuppa è pan bagnato. Inoltre in più occasioni la stessa ARPAE individua nei derivati dell’1,3 diossolano, la principale fonte di odori, e abbiamo nella presente imparato che tali sostanze si generano in particolare dalla combustione di glicoli e poliglicoli, che non si trovano prevalentemente negli inchiostri (solo 1.47 ton/anno di inchiostri in terza fase nel Progetto Preliminare sono indicati contenenti glicoli), ma nei veicoli serigrafici e nei vari additivi utilizzati per gli smalti (additivi utilizzati nell’ordine di centinaia di tonnellate) e, non si sa perché, indicati nel Studio Preliminare del Giugno 2016 non come additivi, ma come veri e propri smalti. Non si capisce pertanto perché ancora oggi nelle “Linee guida per l’applicazione di materie nuove volte all’ottimizzazione delle rese di abbattimento dell’impianto a carboni attivi con pre-raffreddamento dei fumi” del 28 Aprile 2017, da presentare probabilmente alla successiva  Conferenza dei Servizi, si parla esclusivamente di inchiostri, tra l’altro non indicando in alcun modo né la composizione di quelli in uso (dei quali tra l’altro uno il CIK GL 1118 non ci risulta indicato nello Studio Preliminare del Giugno 2016 e relativo allegato 1 Punto 3 Consumi), né l’effettivo consumo degli stessi. Aggiungiamo che si cita nello stesso documento a pagina 3/9 che:
“Gli inchiostri di prima generazione nel settore ceramico erano caratterizzati da frasi di rischio relative all’uso in reparto, perciò sono stati sostituiti con inchiostri che non hanno nessuna particolare frase di rischio e non presentano odore per l’uso in reparto, a tutto vantaggio della salubrità dell’ambiente di lavoro. Gli inchiostri in uso a Borgotaro sono di questa seconda generazione.” In realtà tale affermazione non è corretta in quanto ben 20 ton/anno di prodotti indicati tra gli inchiostri nel Progetto preliminare risultano tra i pericolosi. Insomma non si è mai precisi. Inoltre ripetiamo nulla troviamo nel progetto preliminare relativamente al CIK GL 1118. Perché?

Inoltre abbiamo compreso che la produzione di sostanze odorigene è accompagnata, per una ricerca che ha visto la collaborazione stessa di ARPAE, dalla “emissione di sostanze considerate di gravissima tossicità (cancerogene per l’uomo, cancerogene per l’animale, tossiche per lo sviluppo umano e con pericolo di morte per esposizione prolungata) (…)di particolare pericolosità all’uomo e all’ambiente “.

Dalla stessa ricerca (Tesi di Dottorato) riportiamo: “uno dei problemi legati all’emissione di SOV da lavorazioni ceramiche oltre al fattore tossicità, è l’impatto odorigeno che alcune emissioni sono imputate di creare nelle vicinanze degli impianti produttivi Come si può notare nella Tab. 6.72, molte delle SOV riscontrate nelle indagini effettuate con gli additivi organici ed con le miscele industriali, sono caratterizzate da soglie olfattive estremamente basse. Tra queste sono presenti molte Aldeidi (acetaldeide, benzaldeide, butirraldeide, propionaldeide, acroleina, crotonaldeide, metacrilaldeide, isobutirraldeide, valeraldeide, formaldeide) ed alcuni COV quali 1,4 diossano, vinile acetato, metil vinil chetone, acido acetico, che hanno evidenziato essere composti dall’odore molto sgradevole. I derivati del 1,3 diossolano sono anche questi caratterizzati da cattivo odore e da concentrazione di soglia olfattiva molto bassa. Nonostante l’effetto combinato di più sostanze presenti contemporaneamente non sia completamente prevedibile, è però ragionevole pensare che le emissioni che presentano i composti citati in precedenza possano essere caratterizzate da odore più o meno intenso e più o meno sgradevole. In particolare ci si può aspettare che i prodotti dai quali si liberano aldeidi, diossano e diossolani siano critici da questo punto di vista. Mentre per le aldeidi è stato visto che tutti i prodotti studiati presentano una emissione di tali composti, comunque in maggiori quantità dalle resine, la situazione è molto più circoscritta per diossano, diossolani e suoi derivati. Esaminando le tabelle relative ai risultati delle indagini (6.32, 6.33) e confrontandoli con i valori di soglia olfattiva riportati alla Tab. 6.72 si nota come questi composti siano perlopiù emessi dai glicoli (MEG – PEG 4000) mentre non ve ne sia traccia nelle resine se non per una presenza marginale di diossano. In ogni modo, gli additivi che hanno originato in emissione le SOV con i più bassi valori di soglia olfattiva, non considerando gli eventuali effetti di sovvraposizione degli odori, sono le resine PVA, PVAc e PAcr-Na (di quali i composti odorigeni principali sono acetaldeide, acroleina,benzaldeide), e da parte dei glicoli, MEG, DEG, PEG 400 e PEG 4000 (1,4 diossano, acetaldeide, derivati diossano e diossolano).”

Con tutte queste informazioni, non riusciamo a capire la dichiarazione (o la semplificazione riportata dal  Comitato L’Aria del Borgo) che “dalla relazione del direttore di ARPAE Parma, Eriberto De Munari, in consiglio comunale” del 28 Febbraio 2017 (http://www.videotaro.it/editoriali_dettagli.php?ideditoriale=5708  che riprende un comunicato de L’Aria del Borgo del 01/03/’17) riporta: Sostanze odorigene: le sostanze che provocano l’odore, ormai tristemente noto a tutti, sono di origine vegetale e non sono le stesse che provocano bruciore a occhi e gola”. Così come risulta inconcepibile la certezza granitica di diverse dichiarazioni di organismi tecnici e istituzionali sulla assoluta non pericolosità delle emissioni e sulle non prevedibili conseguenze sulla salute pubblica. Come se si trattasse tutto di una isteria collettiva ingiustificata e causata solo dagli odori sgradevoli, che comunque in ogni caso andavano evitati. Come inconcepibile che in AIA e nel Studio Preliminare del Giugno 2016 non si faccia nessun cenno alla possibile emissione di sostanze odorigene, se non nel Studio Preliminare stesso, limitatamente alla gestione/stoccaggio dei rifiuti. Ancora più assurdo in quanto il problema degli odori nell’industria ceramica è noto, è in aumento a causa delle nuove tecnologie di stampaggio digitale con macchine rotative.




Così parlarono Le Madri dell’Intuizione              23 Giugno  2017- Il Sacro Cuore delle Madri



Un pensiero danzante allo Spirito ritornato fiero del Popolo Valtarese



“Guardatele arrampicarsi, queste agili scimmie! S’arrampicano una
sull’altra e così una trascina l’altra nel fango e nell’abisso.
Vogliono arrivare tutte al trono: è la loro follia,-come se sul trono
fosse assisa la felicità!  Spesso sul trono è assiso il fango
– anzi, spesso anche il trono sta sul fango.

Folli sono tutti per me e scimmie che si arrampicano e maniaci.
Puzza per me è il loro idolo, la fredda bestia:
puzzano per me tutti quanti, questi adoratori di idoli.
Fratelli miei volete dunque soffocare nell’alito dei vostri musi e delle loro voglie?
Fareste meglio a infrangere le finestre e a balzare all’aperto.

Fuggite dal cattivo odore! Allontanatevi dall’idolatria dei superflui!

Fuggite dal cattivo odore!



Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra








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